La mostra intende esplorare e documentare gli ultimi sviluppi della
videoarte inglese realizzata da donne. Il progetto consiste in una selezione
di video di una trentina di artiste operanti tra gli anni Ottanta e Novanta.
L’obiettivo non è tanto quello di definire o provare l’esistenza
di un’identità artistica legata al genere, ma di capire piuttosto
le ragioni creative ed intellettuali che spingono molte artiste a scegliere
il linguaggio visivo del video come strumento critico privilegiato attraverso
cui ridefinire l’immagine femminile, analizzando temi quali solitudine,
rapporti interpersonali, sesso, amore, dolore.
Gli anni Ottanta sono documentati dai video di Tamara Krikorian (Unassembled Information 1977, 10’), Tina Keane (Faded Wallpaper 1988, 14’), Louise Forshaw (A Hammer and a Knife 1987, 2’), Catherine Elwes (Spring, 1988, 9’), Kate Maynell (Hanna’s Song, 1987, 8’), Sandra Golbacher (Polka Dots and Moonbeams, 1983, 13’). Per gli anni Novanta sono presentate opere di Smith/Steward (Dead Red, 3’), Jaki Irvine (Eyelashes, 1993, 6’), Angela Bulloch e Sylvie Fleury (Should I Stay or Should I Go ?, 1993, 4’), Tracey Emin, Gillian Wearing, Georgina Starr and Carl Freedman, (English Rose, 1996, 6’), Clio Barnard (Hermaphrodite Bikini, 1995, 5’), Tracey Emin (Why I Never Became a Dancer, 1995, 10’), Louisa Fitch (Bad Day, 1997, 2’30’’), Ann Course [assisted by Paul Clar] (Ann Mated, 1994, 3’), Elaine Foster (God, can you hear me ?, 1997, 6’) Monika Oechsler (Necking, 1997, 1’35’’), Miranda Pennell (Habit, 1997, 5’) Seonad Mackay e Vivienne Cherry (Book, 1995, 2’), Sarah Pucill (Backcomb, 1995, 6’), Sarah Miles (I Love You, 1991, 1’), Sam Taylor Wood (Knackered, 1996, 6’), Christina Mackie (Meeting+ 1993, 2’), Victoria Oldham (Sleepless 1998, 3’).
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